La musica che resta: quando la musica diventa relazione nella cura di Alzheimer, Parkinson e fragilità nella terza età

by Roberto Bellavigna

Quando ci si prende cura ogni giorno di una persona con Alzheimer, Parkinson o altre condizioni legate alla fragilità dell’età anziana, si impara presto che non tutto passa attraverso le parole. Ci sono giorni nei quali parlare diventa difficile. Un ricordo non arriva, una frase si interrompe, il corpo risponde con maggiore lentezza. Eppure può accadere che una canzone conosciuta venga ancora riconosciuta, che un ritmo favorisca un movimento, che una melodia apra uno spazio di attenzione o semplicemente permetta di condividere qualche minuto in modo diverso.

È da questa esperienza concreta che nasce La musica che resta. Musicoterapia con Alzheimer, Parkinson e terza età, il libro di Roberto Bellavigna, pubblicato da Maggioli Editore. Musicista, pianista, polistrumentista e musicoterapeuta, Bellavigna lavora da circa trent’anni a contatto con persone anziane e con persone affette da Alzheimer e Parkinson. Il libro raccoglie un lungo percorso professionale nel quale la musica non è considerata un semplice intrattenimento, ma una possibilità di relazione, espressione, movimento, memoria e presenza.

Un libro sulla musicoterapia, ma soprattutto sulle persone

La musica che resta nasce nei luoghi reali della cura: case di riposo, centri diurni, spazi riabilitativi, incontri individuali e di gruppo. Nelle sue 296 pagine, il volume unisce esperienze dirette di musicoterapia, riferimenti teorici e scientifici, indicazioni operative e numerose storie tratte dal lavoro sul campo. Il punto di partenza è semplice: anche quando una malattia modifica profondamente il corpo, la memoria o il linguaggio, la persona non coincide con ciò che ha perduto.

La musica può raggiungere dimensioni che talvolta rimangono accessibili anche quando altre forme di comunicazione diventano più fragili. Una canzone appartenuta alla storia personale, una pulsazione regolare, il canto, il movimento o l’utilizzo di uno strumento possono diventare occasioni per ritrovare una modalità di partecipazione.

Questo non significa attribuire alla musica poteri miracolosi. La musicoterapia non sostituisce le cure mediche, farmacologiche o riabilitative. Significa piuttosto comprendere che, accanto alla malattia, continua a esserci una persona con una propria storia, propri gusti, ricordi, emozioni e modi personali di entrare in relazione con gli altri.

Perché può essere interessante anche per un caregiver

Uno degli aspetti più significativi del libro riguarda proprio il rapporto tra musica e vita quotidiana. Chi assiste una persona con Alzheimer o Parkinson conosce la fatica di cercare continuamente nuove modalità per comunicare, mantenere una relazione, affrontare alcuni momenti difficili della giornata o semplicemente trascorrere insieme un tempo che abbia ancora un significato. La musica può offrire qualche possibilità in più.

Nel libro si parla di biografia musicale, di canzoni legate alla storia della persona, di canto, movimento, ritmo, ascolto e costruzione di playlist personalizzate. Si affrontano anche il ruolo dei familiari e dei caregiver, il lavoro nelle demenze, le possibilità della musica nel Parkinson e l’importanza di osservare le risposte della persona senza forzarle. 

Persino il volume, il momento della giornata, la durata dell’ascolto e la presenza di altre persone possono fare la differenza. Per questo il messaggio del libro non è semplicemente “la musica fa bene”. È piuttosto un invito a chiedersi quale musica, per quale persona, in quale momento e con quale intenzione.

Alzheimer: quando la relazione deve trovare altre strade

Nell’Alzheimer uno dei passaggi più difficili per familiari e caregiver è assistere al progressivo cambiamento della comunicazione. Le parole possono diminuire, i riferimenti temporali confondersi, il riconoscimento diventare incerto. In questi momenti il rischio è guardare soprattutto ciò che viene perduto.

L’esperienza della musicoterapia suggerisce invece di osservare attentamente anche ciò che rimane. Una persona può non ricordare il titolo di una canzone e tuttavia continuarne il ritornello. Può non riuscire a spiegare ciò che prova, ma modificare lo sguardo, la postura o il movimento quando ascolta una musica significativa. Può ritrovare per qualche minuto una forma di partecipazione che sembrava difficile raggiungere attraverso il linguaggio ordinario.

Non sempre accade. Ed è altrettanto importante rispettare i momenti nei quali la persona non desidera ascoltare, appare stanca o manifesta disagio. Anche questo significa prendersi cura.

Parkinson: il ritmo incontra il movimento e la voce

Una parte importante di La musica che resta è dedicata anche alla malattia di Parkinson. In questo caso la dimensione ritmica assume particolare rilievo. Pulsazione, canto, movimento e attività musicali possono essere inseriti in percorsi nei quali il suono diventa un riferimento temporale capace di dialogare con il gesto e con la voce.

Anche in questo caso l’attenzione non viene rivolta soltanto alla funzione compromessa, ma alla persona nel suo insieme: alle emozioni, alla possibilità di partecipare, alla relazione con gli altri e alla qualità del tempo vissuto. È uno dei fili che attraversano l’intero libro: non lavorare soltanto su ciò che una persona non riesce più a fare, ma cercare ciò che può ancora esprimere.

Un secondo libro pensato direttamente per i caregiver

Accanto a La musica che resta, Roberto Bellavigna ha pubblicato anche Il tempo dell’ascolto. Guida all’utilizzo consapevole di playlist musicali per chi vive l’Alzheimer. È un volume più breve e operativo, rivolto in modo particolare a familiari, caregiver, operatori e professionisti che accompagnano quotidianamente una persona con Alzheimer.

Il libro parte da una domanda molto concreta: tutti possiamo creare una playlist, ma come possiamo farlo quando la musica entra nella vita di una persona con demenza? Non basta raccogliere le sue canzoni preferite. Bisogna osservare quando proporle, quanto a lungo ascoltarle, quali reazioni producono, quando ripeterle e quando invece fermarsi.

Occorre distinguere una musica che rassicura da una che può agitare, individuare i brani che funzionano come punti di riferimento e modificare la playlist quando cambia la condizione della persona. Il tempo dell’ascolto accompagna passo dopo passo questo percorso e contiene anche schede pratiche di osservazione e monitoraggio, dedicate alla costruzione delle playlist, alla risposta della persona, al contesto e perfino all’autoriflessione del caregiver.

I due libri sono quindi complementari.
La musica che resta offre lo sguardo più ampio: racconta la musicoterapia con anziani, persone con Alzheimer e Parkinson attraverso trent’anni di esperienza professionale.
Il tempo dell’ascolto porta invece una parte di questa esperienza nella quotidianità di chi assiste una persona con Alzheimer, offrendo criteri e strumenti per utilizzare la musica con maggiore consapevolezza.

Dove acquistare i libri

La musica che resta

Musicoterapia con Alzheimer, Parkinson e terza età — Roberto Bellavigna, Maggioli Editore

Il tempo dell’ascolto

Guida all’utilizzo consapevole di playlist musicali per chi vive l’Alzheimer — Roberto Bellavigna