NU-9: un farmaco sperimentale contro l’Alzheimer
by
Romina Sarcletti
Un farmaco che prova a fermare l’Alzheimer sul nascere
L’Alzheimer potrebbe un giorno essere contrastato molto prima che i problemi di memoria diventino evidenti. È questa la strada indicata da una nuova ricerca americana che ha messo alla prova un farmaco sperimentale, chiamato NU-9, capace di agire nelle fasi inizialissime della malattia.
Gli studi, condotti su animali da laboratorio da un gruppo della Northwestern University, mostrano che il composto riesce a “spegnere” alcune reazioni dannose che si accendono nel cervello anni prima dei sintomi. In pratica, NU-9 interviene quando il danno è ancora invisibile, riducendo sostanze tossiche e processi infiammatori che nel tempo compromettono le cellule nervose.
Cosa succede nel cervello prima dei sintomi
Da tempo i ricercatori sanno che l’Alzheimer non inizia all’improvviso. Molto prima delle difficoltà di memoria, nel cervello si accumulano piccole molecole derivate da una proteina chiamata beta-amiloide. Alcune di queste molecole, sebbene minuscole, sono particolarmente aggressive.
La ricerca ha individuato una variante che si forma all’interno dei neuroni sotto stress e che interagisce con le cellule di supporto del cervello, gli astrociti. Questo contatto scatena una reazione a catena: aumenta l’infiammazione e le connessioni tra i neuroni iniziano a deteriorarsi. È uno dei primi passaggi verso il declino cognitivo.
NU-9 è stato progettato per interrompere questo meccanismo sul nascere, neutralizzando selettivamente le forme più pericolose prima che possano fare danni estesi.
I risultati nei test sugli animali
Nei topi predisposti a sviluppare Alzheimer, il farmaco è stato somministrato per bocca per circa due mesi, quando ancora non erano presenti sintomi evidenti. Alla fine del trattamento, i ricercatori hanno osservato una netta diminuzione delle molecole tossiche, un calo dell’infiammazione cerebrale e un miglioramento delle condizioni di diverse aree del cervello.
Sono stati rilevati anche livelli più bassi di alcune proteine associate al deterioramento cognitivo. Nel complesso, il cervello degli animali trattati appariva più protetto rispetto a quello dei topi non trattati.
Un cambio di prospettiva nella cura dell’Alzheimer
La maggior parte dei farmaci studiati finora cerca di intervenire quando la malattia è già avanzata, puntando a rallentare i sintomi. NU-9 segue una logica diversa: agire in anticipo, quando il processo patologico è ancora all’inizio.