Se la dieta mediterranea fa bene al cervello, perché in Italia i casi di Alzheimer continuano ad aumentare?

by Romina Sarcletti

Un apparente paradosso che confonde molte famiglie italiane, e che nasconde una spiegazione più semplice di quanto sembri.

Olio d’oliva, verdure, legumi, pesce, pochi zuccheri raffinati: la dieta mediterranea è da anni indicata dagli studi scientifici come una delle abitudini alimentari più protettive per la salute del cervello. Eppure l’Italia è oggi il paese dell’Unione Europea con la più alta percentuale di popolazione affetta da demenza, e le proiezioni internazionali la collocano tra i pochi paesi al mondo, insieme al Giappone, dove entro il 2040 più di una persona ogni 40 vivrà con questa condizione.

Come si spiega? La dieta mediterranea non ha smesso di funzionare. Il punto è che protegge il cervello, ma non può fermare da sola il fattore di rischio più forte in assoluto per l’Alzheimer: l’età.

Il vero motore: l’invecchiamento della popolazione

Il rischio di sviluppare l’Alzheimer non cresce in modo lineare con l’età, ma quasi esponenziale. Tra i 65 e i 69 anni i nuovi casi sono rari; dopo i 90 anni diventano decine di volte più frequenti. L’Italia ha una delle popolazioni più anziane del pianeta, seconda solo al Giappone per aspettativa di vita e quota di over 65. È lo stesso motivo per cui questi due paesi, con stili di vita e alimentazione molto diversi tra loro, compaiono insieme nelle proiezioni internazionali sulla demenza.

La dieta mediterranea riduce il rischio, non lo azzera

Gli studi che collegano la dieta mediterranea alla salute cerebrale parlano di un rischio relativo più basso, non di un’immunità. Chi segue questo tipo di alimentazione ha, a parità di altre condizioni, minori probabilità di sviluppare demenza rispetto a chi non la segue. Ma “minori probabilità” non significa “nessuna probabilità”, soprattutto quando altri fattori di rischio pesano nello stesso momento.

Gli altri fattori che la dieta da sola non compensa

Un fattore che spesso si dimentica: diagnosticare meglio

C’è anche una spiegazione meno drammatica di quanto sembri. Un sistema sanitario con una buona capacità diagnostica tende a identificare più casi di demenza, semplicemente perché li cerca e li riconosce. Questo non significa che la malattia stia aumentando più rapidamente altrove, ma che in alcuni paesi, incluso il nostro, viene registrata con più precisione. Anche questo incide sui confronti internazionali.

In sintesi

L’Italia non ha un problema con la dieta mediterranea, che resta una delle armi migliori contro il declino cognitivo. Ha un problema demografico: una popolazione che invecchia più di quasi ogni altra al mondo, in cui il fattore di rischio numero uno per l’Alzheimer, il tempo, ha semplicemente più margine per agire. Capire questo aiuta a non vivere la diagnosi di un familiare come un fallimento personale o una contraddizione, ma come parte di una tendenza che riguarda l’intero paese, e su cui si può ancora intervenire.